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"Non collaborano, disturbano e sporcano..." Una piccola storia ignobile

 Foto la Nuova     Mentre il dibattito sui risultati elettorali accende i riflettori su un paese che non funziona, c’è una “piccola storia ignobile da raccontare", che descrive molto meglio cos’è l’Italia: è la storia di Maria e Manuele, apparsa ieri agli onori delle cronache cittadine di alcuni piccoli giornali della provincia veneta.   Diciotto anni lei, ventisei anni lui, di origine sarda. Non riuscendo a trovare lavoro nella loro terra decidono di cercare fortuna altrove, l’unica aspettativa è quella di poter vivere in una città di mare. Vanno prima in Toscana e poi in Veneto e individuano Bibbione come luogo dove potersi stabilire. Ma le cose non vanno come dovrebbero. Rimangono senza soldi, e così stazionano a Portogruaro, dormono all’agghiaccio, sotto la neve, mangiano alla Caritas, si lavano a turno nei bar. Qualcuno impietosito ogni tanto gli regala dei biscotti, come ripetono ad una agenzia di stampa veneta.   Riescono a trovare un...

UN PAPA NERO PER ESORCIZZARE LE TRAME DEL VATICANO

  Per chi ha seguito le vicende vaticane nell’ultimo anno, l’abdicazione di Papa Ratzinger, non è stata poi così fulmine a ciel sereno. Che all’interno della Città del Vaticano nessuno se lo aspettasse è una cosa davvero poco credibile. Perché gli scandali che, a vario livello, hanno coinvolto la chiesa cattolica, sono stati denunciati dai mezzi d’informazione attraverso documenti, coperti dall’anonimato della fonte, inviati dai “corvi” interni all'apparato ecclesiale stesso.    Al di là dell’imputazione e della condanna dell'aiutante di camera del Papa Paolo Gabriele, non è pensabile che egli agisse da solo, come è ragionevole supporre che le mani che hanno fatto uscire fuori dal Vaticano documenti e   informazioni fossero di alti prelati per smascherare le trame oscure che dalla sua elezione hanno travolto Benedetto XVI.     Foto AFP Infatti il primo corvo dell’era Ratzinger risale a pochi mesi dopo la sua elezione. Sulla rivista ...

Un omicidio pianificato per una nuova primavera araba

E’ stata una vera e propria esecuzione quella di Tunisi. Chokri Belaïd, segretario generale del Movimento dei patrioti democratici (MOUPAD), di ispirazione marxista, alleati del Fronte popolare, in netta opposizione al governo islamista di Ennahdha, appena uscito di casa, nel quartiere El Menzah, intorno alle 8,15, è stato raggiunto da quattro colpi d’arma da fuoco, sparati a distanza ravvicinata, che hanno colpito la testa, il cuore, la nuca e la schiena.   Foto AP Ma chi sono gli esecutori di questo omicidio? Per il modo in cui è stato eseguito l’agguato sembra chiaro si tratti di professionisti. Secondo l’Agenzia France Presse, l’assassino sarebbe un uomo che indossava un lungo mantello tradizionale di lana con un cappuccio. Il fratello del leader politico assassinato ha immediatamente denunciato il partito al potere come mandante, mentre il primo ministro Hamadi Jebali , si è difeso parlando di un atto terroristico contro la Tunisia. Sembra abbastanza chiaro ch...

Il giorno della memoria perchè non succeda più: ma continua a succedere...

Il 27 gennaio, come ogni anno, da 13 anni a questa parte, si festeggia il giorno della memoria per ricordare al mondo la Shoah, cioè il genocidio di quei sei milioni di persone, prevalentemente ebrei, da parte del nazionalsocialismo, durante la seconda guerra mondiale. Sono passati sessant’anni da quell’incredibile strategia pianificata e sistematizzata di annientamento e ogni volta che si ricorda la shoah, vi è una frase utilizzata canonicamente: “è importante ricordare quei fatti alle nuove generazioni affinchè non si ripetano più.     Ansa     Ogni qual volta quella frase viene ripetuta una ferita grande come una casa si apre tra i sussulti del tempo e della storia, che amplifica ancora di più l’indifferenza verso il passato da parte delle nuove generazioni e questo perché, quella frase è offensiva nei confronti del presente e della cronaca dei nostri giorni. Se milioni di persone oggi sono costrette a fuggire dai loro paesi d’origine, at...

Quel sogno africano infranto sulle sponde della Françafrique

Agli inizi degli anni ottanta in Africa c’era un uomo che aveva fatto un sogno: “ridare l’Africa agli africani”. Questo perché il continente più dominato della storia, dopo aveva superato la fase del colonialismo europeo, era stato invaso dalle multinazionali per lo sfruttamento delle risorse naturali, funzionali al benessere dei paesi ex coloniali, i quali imponevano dinamiche produttive e commerciali che ne impedivano lo sviluppo. A questo si aggiungevano gli autocrati corrotti, che governavano l’Africa, garantiti dai paesi ex coloniali, per legittimare gli affari occidentali. Questi saccheggiavano i loro popoli, usando la spesa pubblica per vivere da nababbi, producendo debiti con l’estero che schiacciavano i ricchissimi territori in una povertà endemica.         In effetti questa non sembra tanto una storia di ieri, perché è anche la storia di oggi, cioè la storia e la cronaca dei paesi africani. Ma la storia dell’uomo che aveva un sogno è sicur...

La guerra in Mali tra gli echi del deserto: la Françafrique e le risorse naturali

La guerra in Mali, che ha scatenato la furia omicida di al Qaida in Algeria, non può che avere una duplice lettura. Da un lato c’è l’attacco dell’oltranzismo islamico con il tentativo di imporre la sharia sui territori maliani, infondendo atroci violenze alla popolazione, che ha accolto le truppe francesi con ovvio entusiasmo. Sullo sfondo però ci sono gli interessi francesi legati allo sfruttamento delle risorse naturali, prevalentemente oro e bauxite. Su questo aspetto è stata costruita la politica francese degli ultimi cinquant’anni, col graduale processo di decolonizzazione dei paesi africani. Prima della seconda guerra mondiale l’impero coloniale francese in Africa si estendeva per 12 milioni e mezzo di chilometri quadrati, riunendo 18 paesi sotto il proprio controllo. Come scrive Carlo Caracciolo su Limes, il colonialismo francese si basava “ sul principio dell’assimilazione. L’impero come estensione del territorio metropolitano, anche sotto il profilo amministrativo. Le...

Eritrea: un tentato golpe per la democrazia

A due anni dalle primavere arabe, in uno dei paesi più martoriati del corno d’Africa, oggi vi è stato un tentativo di colpo di Stato, da parte di un gruppo di militari ribelli contro il dittatore Isaias Afeworki, che ha in mano il potere dal 1993, anno dell’indipendenza dalla vicina Etiopia, con cui il paese è in guerra praticamente dalla fine della seconda guerra mondiale. I golpisti sembra che abbiano preso alcuni centri del potere di Asmara e siano entrati nella tv di stato da cui avrebbero chiesto la liberazione dei prigionieri politici e le riforme democratiche, ma l’esercito regolare sembra che stia reagendo.   Foto Peace Reporter   In effetti quella dell’Eritrea è una delle più sconcertanti storie africane poiché, oltre ad essere un paese poverissimo, il suo popolo ha sopportato un conflitto con l’impero etiope a cui è stata annessa con la forza nel 1960. Da allora è stato un continuo conflitto di liberazione, fino al ’93 quando venne dichiarata l’indipe...