giovedì 14 maggio 2020

PANDEMIA LATINOAMERICANA - I meno abbienti senza beni di prima necessità


L'impietosa fotografia che alcuni quotidiani latino-americani ci offrono è quella di sistemi oligarchici neoliberisti dove interi pezzi di singole popolazioni, per via delle quarantene, sono sprovvisti dei principali beni di sussistenza. La cosa peggiore è che i rispettivi governi non riescono a far fronte alle più semplici necessità. Così, le famiglie salvadoregne devono ancora esporre le bandiere bianche dalle finestre, segnalando che lì non si mangia. Nella Bolivia del governo golpista de facto, su cui pendono varie denunce di corruzione e sostegno al negazionismo sulla pandemia, sono i cittadini stessi che cercano di sostenersi con azioni di solidarietà. Infine in Ecuador, le donne meno abbienti in età mestruale non hanno la possibilità neanche di acquistare gli assorbenti, e nessuno le assiste...



La quarantena COVID-19 porta le famiglie salvadoregne a chiedere cibo

13 maggio 2020

Nei quartieri residenziali della capitale e di Altavista, così come a Mesones de Santa Anasono state messe bandiere bianche per chiedere aiuto. Anziani, bambini, capofamiglia e venditori ambulanti sono i più colpiti.



Ieri, sempre più cittadini hanno continuato a chiedere cibo a causa dell'esaurimento delle loro scorte e della mancanza di entrate, a causa del divieto di andare a lavorare, dopo aver scontato due mesi di quarantena in casa, decretata dal governo come misura di lotta e prevenzione di COVID-19.

Con bandiere bianche posizionate sulle case ,  i cittadini salvadoregni, in diversi punti dell'area metropolitana, come Altavista, o il quartiere di Modelo, come il settore delle Apolo, hanno chiesto cibo, da martedì sera, per sopravvivere al governo che presiede Nayib Bukele.

Sebbene tutte le famiglie siano colpite, i gruppi più vulnerabili sono gli anziani, i disabili, i bambini, le donne incinte, i capifamiglia, il settore informale, i lavoratori della maquila e un elenco infinito di lavoratori che non guadagnano da due mesi .

Ieri gli abitanti del popoloso quartiere residenziale di AltaVista, situato tra i comuni di Ilopango, San Martín e Tonacatepeque, avevano posto bandiere bianche sui loro cancelli e scritto messaggi come: "abbiamo fame", "vogliamo cibo", "abbiamo bisogno di aiuto".

In reazione, il Ministro degli Interni, Mario Durán, e gli impiegati del Ministero dei Lavori Pubblici sono arrivati ​​ad Altavista e secondo i loro rapporti hanno distribuito cinquemila pacchi di cibo tra le 09:30 e le 10:00 del mattino.

Tuttavia, per un'area considerata una delle più grandi dell'America Latina, questo è stato solo il "un modo per addolcire", ha detto un residente del quartiere dove gli abitanti hanno affermato che la fame li ha indotti a sventolare bandiere bianche per vedere se in quel modo il governo prestasse loro attenzione e portasse loro del cibo.



FONTE: El Salvador



Una famiglia cammina per la città con la loro "macchina" in cerca di cibo da donare

ROMINA SAAVEDRA 
13 maggio 2020 


Abbiamo bisogno del supporto delle aziende. Abbiamo bisogno di uova, spaghetti e riso per costruire i cestini della solidarietà, in modo da poterli distribuire direttamente con le galline che ci saranno donate mercoledì. Vorremmo che tu collaborassi con noi in questa crociata, che si chiama Let's Give Love with Ñeque ".

Questo è l'appello di Rodrigo Chávez, che insieme a suo fratello Rafael e ai suoi genitori Rossemary Miranda e Juan Chávez Mendieta ha iniziato una campagna, circa tre settimane fa, che mira a nutrire le famiglie con le risorse più basse a Tiquipaya...

L'iniziativa, chiamata Let's Give Love with Ñeque, è cresciuta in modo sorprendente. Rodrigo ha detto che tutto è iniziato con un gesto distaccato dai suoi genitori, che hanno ottenuto una somma di denaro con cui hanno comprato del cibo per i residenti della comunità. Un giorno Rodrigo trovandosi al mercato locale con un amico, Avícola Rolón, gli esposel'idea.

Rodrigo: “Ha detto: 'Dammi il tuo numero', e poi ha chiamato per dirmi che avrebbe donato 1.200 uova. Poi mi ha passato il contatto di una signora di nome Gladys, che aveva un distributore di pollo. Mi ha chiesto di venire a raccogliere 150 unità. Pertanto, siamo riusciti a consegnare quasi 350 cestini alle famiglie dei distretti 6 e 5, e alcuni dei distretti 4, a Tiquipaya. L'iniziativa è nata con il sostegno dei miei genitori. Abbiamo dovuto chiedere il permesso di circolare. Abbiamo maltrattato l'auto di mio fratello ".

La famiglia Chávez Miranda ha ottenuto la collaborazione diretta di aziende come Delizia (3 ml di piccoli succhi e 60 litri di yogurt), Copelme (2.000 unità di carta igienica), Cochabamba Pig Farmers Association (30 chilogrammi di salsicce) e Imba ( 200 polli), alcune delle aziende che hanno aderito alla premessa.

FONTE: Opinion




Bolivia: I bisogni "invisibili" durante l'emergenza: pannolini e prodotti per l'igiene

13 MAGGIO 2020

In Ecuador, gli aiuti per far fronte alle crisi non includono pannolini o assorbenti; quasi 2 milioni di persone ne hanno bisogno.
Riso, noodles, tonno, biscotti e cioccolato in polvere sono alcuni dei prodotti che contengono i kit alimentari che diverse istituzioni consegnano durante l'emergenza sanitaria ai settori più vulnerabili del paese.

Gabriel Mosquera, responsabile del centro di raccolta del Consiglio di fondazione di San José, afferma che il bisogno principale delle famiglie in questo momento è il cibo, per questo i prodotti per l'igiene come assorbenti o pannolini non sono inclusi nei kit forniti dall'istituzione. Spiega Mosquera: "Inoltre, stiamo implementando, non nello stesso modo, affinché non ci siano "interpretazioni errate ", sapone, shampoo, maschere, cose del genere".
Il Ministero dell'inclusione economica e sociale (MIES) indica che i kit sono, come indica il loro nome, cibo e che contengono principalmente prodotti non deperibili. Ma 1,9 MILIONI di donne in Ecuador in età fertile, che vivono in povertà (INEC), hanno bisogno di prodotti mestruali. Sia il Consiglio di fondazione che il MIES sottolineano che, a seconda delle situazioni emergenti, forniscono anche abbigliamento, igiene o prodotti per la pulizia. Nonostante il fatto che, in Ecuador, 3.645.167 donne siano madri di almeno 2 bambini, gli aiuti di Stato non considerano i pannolini come prodotti essenziali.

Inoltre, oltre 5 milioni di donne di età compresa tra 15 e 54 anni vivono nel paese; per lo più in età fertile. Tuttavia, poiché le mestruazioni sono una situazione biologica inevitabile per metà della popolazione (50,8% secondo l'INEC), i tovaglioli sanitari non sono inclusi nei prodotti necessari.

In entrambi i casi, le famiglie vulnerabili devono sostenere i costi di questi prodotti, che, secondo le Nazioni Unite, "dovrebbero essere considerati essenziali per l'emergenza sanitaria".

FONTE: La Hora






giovedì 23 aprile 2020

PANDEMIA - I poteri autoritari latinoamericani in tempo di coronavirus implementano la loro violenza



Se le speranze dei popoli sono riversate sul quello che succederà dopo la pandemia, sulle modalità cioè di riorganizzazione dei modelli di società, il presente dell'America Latina va sempre più a peggiorare. I nostri due punti di osservazione, Colombia e Brasile, ci dicono che i due rispettivi poteri autoritari continuano a perpetrare le loro deliranti e violente politiche antipopolari. Da un lato ci sono gli omicidi indisturbati nei confronti dei leader sociali, mentre dall'altro vi è un presidente fuori controllo, che, sollecitato dalla necessità di implementare i suoi "affari", e quelli dei suoi garanti, sta seriamente mettendo a rischio la salute pubblica del proprio paese.

Denunciati gli omicidi dei leader sociali colombiani

L'associazione Minga ha denunciato la morte del contadino indigeno Ángel Artemio Nastacuas Villareal durante la repressione delle forze di polizia a Tumaco, dipartimento di Nariño. Le organizzazioni colombiane per i diritti umani hanno denunciato mercoledì l'assassinio di almeno tre leader sociali e contadini nel dipartimento di Cauca. La Rete per la vita e i diritti umani di Cauca ha denunciato l'omicidio di due giovani nel distretto di Santa Clara, comune di San Juan del Micay, area rurale del comune di El Tambo, a ovest del dipartimento.

I giovani assassinati sono stati identificati come Jesús Albeiro Riascos e Sabino Angulo, che erano membri di in un'assemblea della comunità in cui è stato discusso l'elevato rischio di leader e comunità nella regione. Secondo il coordinatore della Rete per la vita, Miguel Fernández, il crimine è stato perpetrato da presunti dissidenti delle FARC, che hanno eseguito la sparatoria in presenza della comunità.

Le organizzazioni sociali e i difensori dei diritti umani hanno richiesto un'attenzione urgente a queste situazioni, poiché recentemente il leader sociale Teodomiro Sotelo è stato assassinato nel villaggio di Betania mentre Andrés Cancimance Burbano, marito di un leader, nel settore di Honduras.

Da parte sua, la Commissione colombiana dei giuristi ha riferito che Hugo de Jesús Giraldo López, difensore dei diritti umani e membro del movimento politico Marcha Patriótica, è stato assassinato nel comune di Buenos Aires, Cauca.

Secondo la rete di diritti umani colombiana del sud-ovest "Francisco Isaías Cifuentes", il crimine contro Giraldo López ha avuto luogo nella Vereda San Pedro, quando due uomini sono arrivati a casa del leader sociale. "Uno di loro entra nella casa e gli spara ripetutamente. Più tardi se ne vanno e fuggono dal posto ”.

Giraldo López ha lavorato con Mario Chilhueso, presidente dell'Associazione dei lavoratori e dei piccoli produttori agricoli (ASTCAP), assassinato domenica 19 aprile.

L'associazione Minga ha denunciato in una nota la morte del contadino indigeno Ángel Artemio Nastacuas Villareal durante la repressione da parte delle forze di polizia di una protesta pacifica nel villaggio di El Cedro a Tumaco, dipartimento di Nariño.


Nell'atto di violenza, il contadino Kener Preciado Mina è stato gravemente ferito da un'arma da fuoco.

Secondo l'associazione, la repressione ebbe luogo quando un gruppo di contadini di questa zona di confine con riserve indigene del popolo Awá, si concentrò pacificamente nel rifiuto dell'inizio delle operazioni di eradicazione forzata delle colture.

L'associazione Minga ha sottolineato che gli atti di violenza dimostrano la mancanza di dialogo da parte del governo colombiano per lo sviluppo di attività di sostituzione e / o eradicazione delle colture per uso illecito, in violazione dell'attuazione dell'accordo di pace.

Dati gli atti di violenza contro la comunità contadina nella regione di Tumaco, l'associazione ha esortato il difensore civico regionale e nazionale, il mediatore e l'ufficio del procuratore generale a far fronte alla grave situazione di violazione dei diritti umani di fronte alla comunità appartenente ai percorsi El Cedro e La Brava nonché alla prenotazione Inda Zabaleta.

Nella dichiarazione, chiedono che il governo, in conformità con lo stato di emergenza a causa della pandemia di coronavirus, interrompa le operazioni di eradicazione forzata e abbia invitato le agenzie di controllo ad assumersi le proprie responsabilità di fronte ai pericoli che queste operazioni comportano per i diritti e la vita delle comunità indigene nel dipartimento di Nariño.

Secondo l'Istituto di studi per lo sviluppo e la pace (Indepaz) nel 2020, almeno 82 leader sociali sono stati assassinati in Colombia.

FONTE: TeleSur


Lo scavo di fosse comuni a causa del collasso sanitario continua a Manaus, in Brasile


In tutto lo stato dell'Amazzonia, sono stati registrati 2.270 casi con 193 vittime di Covid-19, il che aumenta il tasso di mortalità dei casi all'8,5 per cento.

Lo scavo di fosse comuni nel più grande cimitero della città di Manaus, capitale dello stato brasiliano dell'Amazzonia (nord), continua questo mercoledì a causa del rapido aumento delle morti per coronavirus, dopo il crollo del sistema sanitario della regione.

Il sindaco di Manaus Arthur Virgílio Neto ha riferito ai media internazionali che la città registrava in media da 20 a 35 sepolture al giorno, ma le sepolture sono triplicate e ce ne sono circa cento al giorno.

Inoltre, il funzionario ha ribadito che il sistema sanitario nell'area è crollato, sostenendo che l'ospedale di riferimento per la cura di questi casi, Delphina Aziz, non ha più abbastanza letti per servire la popolazione.

Secondo il bollettino epidemiologico del Ministero della Salute brasiliano, 2.270 casi con 193 vittime di Covid-19 sono stati registrati in tutto lo stato, il che aumenta il tasso di mortalità del caso a circa l'8,5 per cento, due punti percentuale superiore alla media nazionale.

Neto ha anche criticato il presidente Jair Bolsonaro che non adotta le misure forti e necessarie di fronte alla diffusione del virus, aggiungendo che "si spera che assumerà le funzioni del vero presidente della Repubblica".

Le autorità sanitarie di Amazon hanno precisato che il 96 percento dei letti nell'unità di terapia intensiva (ICU) negli ospedali pubblici di Manaus sono occupati da pazienti con coronavirus o con sospetta infezione.

Sono stati installati container refrigerati nei cimiteri di Manaus, che secondo la Segreteria municipale per la pulizia urbana (Semulsp), sono necessari per conservare le bare in attesa di sepoltura, in particolare per la popolazione vulnerabile.


FONTE: TeleSur

Il partito del lavoratori promette un ampio fronte per rovesciare Bolsonaro

Il partito alza la bandiera "Fora Bolsonaro" e accusa il presidente di stati e comuni asfissianti

22 APRILE 2020, 20:24

La direzione nazionale del Partito dei lavoratori ha pubblicato una nota ufficiale mercoledì (22) a conferma che si unirà alla Fora Bolsonaro. Il partito promette di articolare un'alleanza contro l'ex capitano e in difesa della vita.

Non esiste una reazione convincente da parte delle istituzioni e della società, da tutti coloro che difendono la vita, il lavoro, la democrazia. E il PT contribuirà ad articolare questa reazione. Il Brasile e le istituzioni stanno affrontando una scelta tra Bolsonaro o la democrazia. Tra Bolsonaro o la ripresa della crescita economica e dell'inclusione sociale. Tra Bolsonaro o la difesa della vita ”, afferma un estratto della nota.

Il PT unirà gli sforzi con tutti i democratici, al fine di riunire un ampio fronte con i partiti e le organizzazioni della società per salvare il paese di Bolsonaro e il suo governo. È tempo di porre fine al governo di Bolsonaro, questa pagina nefasta nella storia brasiliana. In difesa della vita, del lavoro e della democrazia: FORA BOLSONARO! ”.

La didascalia afferma che l'evoluzione della crisi causata dalla pandemia del nuovo coronavirus “evidenzia l'incapacità di Jair Bolsonaro e del suo governo di garantire la salute della popolazione, salvare vite umane, preservare posti di lavoro e reddito, oltre a costituire una minaccia permanente. alla democrazia ".

Secondo il PT, il governo di Bolsonaro agisce contro governatori e sindaci e cerca di promuovere l'asfissia economica negli stati e nei comuni. "Il sostegno agli stati e ai comuni, promesso solennemente 45 giorni fa, ha lasciato il posto a un piano di asfissia finanziaria da parte delle entità federali che sono in prima linea nella lotta contro il virus".






giovedì 9 aprile 2020

PANDEMIA - L'altra Italia che si mobilita nel rispetto dei valori di comunità



"Ciao a tutti. Per tutte le persone che hanno bisogno di mangiare ma non hanno soldi per favore non andare a dormire senza aver mangiato chiamate senza vergogna. Oppure scrivete in privato siamo aperti fino mezzanotte". Con questo mesaggio, un pronto pizza bolognese si mette a disposizione della gente a cui mancano le derrate alimentari, ribaltando radicalmente la dimensione "cannibalesca" e di odio diffuso precedente all'esplosione della pandemia. E' l'altra Italia che si sta mobilitando, in modo individuale e spontaneo, in un unico abbraccio solidale con chi è in difficoltà. Mai come in questo momento l'altra Italia sta imbracciando i valori della Costituzione italiana, con lo slogan: "Se hai bisogno prendi". Allo stesso modo, quelle Ong che negli anni passati sono stati oggetto di aggressioni politiche squadriste, sono accanto ai medici italiani che stanno lavorando a rischio della vita. E' l'altra Italia...


Coronavirus, i nuovi "mille" di Bergamo

Nella città più colpita dal contagio, centinaia di volontari si sono messi a disposizione per portare spesa, pasti, medicine e altro nelle case di anziani, malati e nuovi poveri: "Non è solo un servizio, vogliamo preservare le relazioni umane".


Hanno iniziato a portare la spesa ai familiari e ai vicini chiusi in casa per il coronavirus. Si sono accorti che insieme potevano fare di più, passare dal condominio al quartiere, dal quartiere alla città, cioè Bergamo, la più colpita dal Covid-19, dove contagiati e morti sono molti di più delle stime ufficiali della Regione Lombardia e della Protezione civile. Destinatari degli aiuti non solo gli anziani e i malati, ma anche quei lavoratori, precari o in nero, spinti verso la povertà dalla crisi. 

Nel momento di maggiore difficoltà si sono organizzati e alla fine hanno creato Superbergamo, dove Super sta per “supporto unitario popolare e resiliente”. Con i suoi 130 volontari, è una nuova e importante realtà tra le tante organizzazioni spontanee oppure più stabili, come la Caritas, il Banco Alimentare o i City Angels e altri, che si sono messe a disposizione. “Martedì siamo arrivati a mille volontari”, spiega Marcella Messina, 40 anni, assessore alle Politiche sociali del Comune di Bergamo che ha organizzato tutti i volontari nel progetto "BergamoxBergamo". La città da cui partirono 180 volontari per seguire Giuseppe Garibaldi (da cui l’epiteto “Città dei Mille”) vede ora mille volontari che preparano i pacchi e i pasti, consegnano spese e farmaci e ricreano legami: “È un segnale di speranza. C’è un’attivazione da cui partire per ricostruire”, aggiunge l’assessore.

Una delle iniziative più significative parte dal circolo Maite a Bergamo Alta, borgo storico, un tempo popolare e ora attrazione per turisti. “A fine febbraio abbiamo chiuso il locale anticipando le ordinanze. Però siamo incapaci di stare fermi e ci siamo chiesti cosa fare”, premette Pietro Bailo, 39 anni, presidente dell’associazione Maite che gestisce questo luogo di musica, cultura e incontri. “Ognuno di noi ha dovuto organizzarsi per la propria famiglia e i propri anziani - prosegue Stefano “Kino” Ferri, cantante del gruppo ska “Arpionie fondatore del circolo -. Poi come associazione abbiamo pensato di farlo anche per altri. Abbiamo fatto delle locandine e le abbiamo messe nei negozi. Ci siamo trovati a rispondere a decine di telefonate provenienti non soltanto dal quartiere, ma anche da altre parti della città”. Così è nato il "Supporto unitario popolare e resiliente": “In tre giorni abbiamo coinvolto una quarantina di volontari. Poi altre associazioni si sono unite. Ora siamo arrivati a 130 volontari e abbiamo fatto 730 interventi nel giro di due settimane”, riprende Bailo.



Pachino, il “market del tunisino” che regala la spesa a chi ne ha bisogno


Il volontario Nastasi: “Un forte messaggio di speranza”.

7 Aprile 2020

Un banchetto pieno di alimentari sistemato in strada, di fronte al proprio market in piazza Colonna, in cui campeggia un cartello: “Se hai bisogno prendi”. L’idea è stata di Mondher Kacem, tunisino trapiantato a Pachino da 15 anni. Da pochi anni Mondher ha rilevato il piccolo market in via Durando, in pieno mercato cittadino, uno dei centri nevralgici in cui si svolge la vita dei nordafricani a Pachino. E da qualche giorno, il “market del tunisino” dona da mangiare a chi non ce l’ha: non solo ai migranti, ma anche a tutti gli altri cittadini che ne hanno bisogno. Pasta, uova, acqua, olio, frutta ortaggi: chi ha bisogno, può prendere. 

La solidarietà che non ha confini, razze o religioni – ha raccontato Francesco Nastasi, uno dei volontari dell’ “esercito” pachinese che sta combattendo la battaglia contro il Coronavirus – soprattutto di fronte al dramma. Quello di Mondher è un messaggio ancora più forte di speranza.

Sul fronte della solidarietà continua l’incessante attività della carica dei volontari: ieri sono stati donati 50 pani alle famiglie del quartiere popolare di via Mascagni. “Stiamo lavorando – ha spiegato Josef Nardone – per chi ha più bisogno: quello che sono riuscito a donare l’ho fatto con i miei piccoli risparmi, mettendoli a disposizione degli altri in questo delicato momento con umiltà e semplicità. In questo momento abbiamo bisogno di uomini e donne che sanno fare i fatti per contrastare l’avanzare del Covid 19. Tra le iniziative del pachinese Nardone anche la donazione delle uova di Pasqua destinate ai bambini del reparto di Pediatria dell’ospedale Umberto I di Siracusa.


FONTE: PACHINO NEWS


Emergency, Mediterranea, Msf: tutte le Ong sul fronte del virus

Sono passate dal mare alla terra. In aiuto di medici, infermieri, senzatetto, malati psichiatrici, persone spaventate o che hanno già vissuto lutti. Sempre senza chiedere passaporti.

07 aprile 2020 

Dal mare alla terra. Dall’Africa al Nord Italia. Dalle epidemie di Ebola e colera a una nuova malattia, sconosciuta per tutti.
Gennaro Giudetti non ci ha pensato due volte a partire. O meglio, questa volta, a restare. A febbraio si trovava sulla nave dell’ong Sea Watch: un salvataggio di migranti in mare, lo sbarco a Messina, una quarantena di 14 giorni al porto, un passaggio a casa, a Taranto. E poi via, ma questa volta, qui. In Italia, al Nord. «Non avrei mai pensato che per una volta sarei andato ad aiutare al Nord anziché al Sud. Ho lavorato in Congo per l’epidemia Ebola. Il nostro Sistema Sanitario è uno dei più avanzati al mondo, eppure c’era bisogno di un supporto: lo stiamo dando». Gennaro lavora con Medici Senza Frontiere (MSF) ed è il tecnico per prevenzione e controllo dell'infezione. Il loro ruolo è di creare zone di filtro e di decontaminazione per tutto il personale che passa dai reparti contaminati.

Ci prendiamo cura dei curanti e, per una volta, non direttamente dei pazienti, come facciamo in tutto il mondo» racconta Chiara Lepora, medico e coordinatrice del progetto MSF tra Lodi, Codogno e Sant’Angelo, le zone più colpite fin dall’esordio dell’emergenza Covid-19 in Italia.

«
Il lavoro di prevenzione e controllo sull’infezione serve a far sì che medici, operatori sanitari, chi lavora in ospedale e nelle case di riposo possano tornare a casa sereni, senza aver paura di contaminare familiari a causa del lavoro che svolgono. Insomma, possano stare bene e continuare a dare il loro contributo».






sabato 21 marzo 2020

CORONAVIRUS - E' guerra tra pandemia e sistemi produttivi



Se c'è una cosa certa del disastro a cui il mondo è sottoposto in questo momento è che le infrastrutture del capitalismo occidentale non posseggono anticorpi per reagire ad una pandemia, che, in qualche modo, corrisponde ad una "guerra battereologica". Una guerra tra pandemia e sistemi produttivi che rischiano di implodere completamente se il disastro dovesse perdurare parecchi mesi, cosa probabile se si considera questa guerra come globale. Nel caso in cui, ad esempio, noi italiani nel giro di un mese, bene che vada, riuscissimo a sconfiggere il virus, a catena, saremmo condizionati da tutti gli altri paesi che seguirebbero nei mesi successivi, in attesa della potenziale ecatombe africana...





Noam Chomsky: «Sanità devastata dal neoliberismo»

Intervista

«La situazione è molto grave», mi dice. «E non c’è nessuna credibilità nell’affermazione che il virus sia stato diffuso deliberatamente».

Tappata in casa come tutti, o almeno i più fortunati, decido di scrivere a Noam Chomsky per sapere, innanzitutto, come sta e poi per chiedergli che cosa ne pensa lui della crisi generata dal coronavirus e della reazione dell’opinione pubblica.

Ultimamente qualcuno dà credito all’idea che il virus possa essere stato diffuso volutamente, per interessi economici o geopolitici. Il professor Chomsky, i cui libri ho il privilegio di tradurre da qualche anno, mi risponde nel giro di pochissime ore con la sua consueta gentilezza.

Mi dice che sta bene. Anche lui come noi resta a casa, a Tucson, insieme alla moglie Valeria. Non che questo lo fermi, impossibile.

Mi fa sapere che viene inondato quotidianamente da centinaia di richieste di interviste, adesso più che mai, e che ha una torrid schedule, un’«agenda incandescente». Avrei voluto chiedergli qualcosa in più, ma so che se potesse mi risponderebbe.

«La situazione è molto grave», mi dice. «E non c’è nessuna credibilità nell’affermazione che il virus sia stato diffuso deliberatamente».
Quanto all’atteggiamento dei diversi governi, «i paesi asiatici sembrano essere riusciti a contenere il contagio, mentre l’Unione europea sta agendo con ritardo». E il suo, di paese?

«La reazione degli Stati Uniti è stata terribile. È stato quasi impossibile persino sottoporre le persone ai test, e quindi non abbiamo un’idea precisa nemmeno di quanti casi ci siano effettivamente».

Nelle sue risposte – che lui minimizza dicendo «non so se ci sia nulla che valga la pena di essere pubblicato» – troviamo in pillole ciò che ci serve per capire il nucleo della verità: «L’assalto neoliberista ha lasciato gli ospedali impreparati. Un esempio per tutti: sono stati tagliati i posti letto in nome dell’‘efficienza’».

A peggiorare la situazione, «l’uragano Trump». Solo adesso le cose sembrano cambiare negli Stati Uniti, ma «finora sia Trump sia Kushner [Jared, genero di Trump e suo stretto consigliere, ndr] hanno minimizzato la gravità della crisi. Questo atteggiamento è stato poi amplificato dai mezzi d’informazione di destra, e così molte persone hanno trascurato di prendere anche le più elementari precauzioni».

Alla fine, Chomsky dice in poche parole quello che dobbiamo sapere del sistema in cui viviamo: «In generale, questa crisi è l’ennesimo, importante esempio del fallimento del mercato, proprio come lo è la minaccia della catastrofe ambientale. Il governo e le multinazionali farmaceutiche sanno da anni che c’era la forte probabilità di una grave pandemia, ma siccome non giova al profitto prepararsi a questa eventualità, non si è fatto nulla«. Grazie professore, spero a presto.

«Take care, stay at home».


TRATTO DA il manifesto


La crisi di Covid-19 è un'opportunità per un capitalismo diverso


di Mariana Mazzucato , professore di economia all'University College di Londra e autore di The Value of Everything

Il mondo è in uno stato critico. La pandemia Covid-19 si sta rapidamente diffondendo in tutti i paesi, con una scala e una gravità che non si vedono dalla devastante influenza spagnola nel 1918 . A meno che non venga intrapresa un'azione coordinata globale per contenerlo, il contagio diventerà presto anche economico e finanziario .

L'entità della crisi richiede ai governi di intervenire. Gli stati stanno iniettando stimolazioni dentro l'economia mentre cercano disperatamente di rallentare la diffusione della malattia, per proteggere le popolazioni vulnerabili e contribuire a creare nuove terapie e vaccini .

Le dimensioni e l'intensità di questi interventi ricordano un conflitto militare: questa è una guerra contro la diffusione del virus e il collasso economico.
Eppure c'è un problema. L'intervento necessario richiede una chiave molto diversa da quella scelta dai governi.

Dagli anni '80, ai governi è stato detto di prendere un posto in secondo piano e lasciare che le imprese guidino e creino ricchezza, intervenendo solo allo scopo di risolvere i problemi quando si presentano. 

Il risultato è che i governi non sono sempre adeguatamente preparati e attrezzati per affrontare crisi come Covid-19 o l'emergenza climatica. Partendo dal presupposto che i governi devono attendere fino al verificarsi di un enorme shock sistemico prima di decidere e di agire, con i preparativi insufficienti lungo la strada.


FONTE: The Guardian

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giovedì 5 marzo 2020

MEDIO ORIENTE – Poteri, autocrati e crisi sistemiche


Le notizie di questa settimana provenienti dal Medio Oriente, oltre alle elezioni in Israele, di cui ancora si capisce poco, vedono i due dittatori, Erdogan e Putin, al centro dello scenario, in seguito allo scontro bellico a Idlib, che ha visto i due partner commerciali, l’uno contro l’altro. La scena del parlamento turco, dove l’opposizione accusa Erdogan di mandare a morire i propri soldati, dopo aver evitato ai propri figli di fare il servizio militare, è la chiave di lettura della dimensione del potere nelle contemporanee autocrazie. Anche perché da quelle accuse ne è scaturita una rissa da saloon dentro l'emiciclo del parlamento. Infine c’è il default del Libano, che arriva dopo mesi e mesi di proteste sociali.



Lotta al parlamento turco dopo le critiche di un  parlamentare contro Erdogan

Dozzine di parlamentari si sono uniti alla scazzottata, alcuni si sono arrampicati sui banchi per tirare pugni.

Una scazzottata è scoppiata mercoledì nel parlamento turco durante il discorso di un legislatore dell'opposizione che in precedenza aveva accusato il presidente Recep Tayyip Erdogan di mancare di rispetto ai soldati turchi morti in Siria .
Dozzine di parlamentari si sono uniti alla rissa, alcuni si sono arrampicati in cima alle scrivanie per dare pugni, mentre altri hanno cercato di fermare i combattimenti, secondo i filmati del brouhaha. 
Alcuni legislatori sono caduti a terra durante la mischia, ha riferito la televisione turca Engin Ozkoc, un parlamentare dell'opposizione (CHP), ha accusato il presidente, in una conferenza stampa e successivamente in tweet, di aver mancato di rispetto ai soldati  uccisi la scorsa settimana nella regione siriana di Idlib. 
Ozkoc ha definto Erdogan "disonorevole, ignobile, basso e insidioso".
Egli ha anche accusato il presidente di mandare i figli della Turchia  a combattere mentre la prole di Erdogan avrebbe evitato il servizio militare.
Durante un discorso ai membri del suo partito, Erdogan, in precedenza, aveva accusato l'opposizione di essere "disonorevole, ignobile, basso e infido" per aver messo in dubbio il coinvolgimento militare della Turchia nella provincia nord-occidentale della Siria.
FONTE: Al Jazeera


La maggior parte dei parlamentari libanesi si oppone al pagamento del debito anche se ciò significa default



L'annuncio ha aggiunto ai timori che il Libano fortemente indebitato potrebbe essere inadempiente con una scadenza Eurobond di  1,2 $ miliardi dovuta il 9 marzo.

La maggioranza dei membri del parlamento libanese si oppone al pagamento delle scadenze incombenti dell'Eurobond, anche se ciò porta al default, ha dichiarato mercoledì il portavoce del parlamento Nabih Berri. L'annuncio ha accentuato i dubbi sul fatto che il paese fortemente indebitato rispetterà una scadenza di rimborso del 9 marzo.
Il Libano sta affrontando una crisi economica e finanziaria senza precedenti, che è arrivata al culmine lo scorso anno quando gli afflussi di capitali sono rallentati e le proteste sono scoppiate contro l'élite al potere. La sua prossima scadenza del debito è di 1,2 miliardi di euro in scadenza il 9 marzo.
Fonti senior vicine a due dei principali partiti che sostengono il governo - il potente Hezbollah e il Movimento Amal di Berri - hanno detto all'agenzia di stampa Reuters che il governo avrebbe dovuto annunciare una decisione di non pagare venerdì o sabato e avviare negoziati con gli obbligazionisti.
Una fonte vicina all'altro principale sostenitore del governo - il Free Patriotic Movement, fondato dal presidente Michel Aoun - ha affermato che una simile dichiarazione potrebbe essere accettabile a meno che gli obbligazionisti stranieri abbiano fatto una buona offerta in tempo.

FONTE: Al Jazeera


Erdogan rinnova le minacce di occupazione in vista dell'incontro con Putin

L'incontro tra il presidente turco Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin a Mosca si scontra oggi con le notizie in arrivo sulla morte dei soldati turchi di Idlib.

Prima dell'incontro con il presidente russo Vladimir Putin, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato nuove minacce contro tutti tranne la Russia. Ha ribadito le sue aspettative per "un cessate il fuoco" che Putin potrebbe fornire e ha sottolineato che "Idlib è tanto patria quanto Çanakkale".

L'incontro tra il presidente turco Tayyip Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin a Mosca si scontrerà oggi con le notizie in arrivo sulla morte dei soldati turchi di Idlib.

L'Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) ha confermato che continuano gli scontri tra le forze del regime siriano e lo stato turco e i suoi alleati mercenari a est di Idlib. Mercoledì il SOHR ha dichiarato che 4 soldati turchi sono morti e 7 feriti a seguito di un bombardamento di al-Tirinba e al-Mastuma perpetrati dalle forze del regime siriano.

Elevato numero di vittime tra i soldati turchi

Fonti locali hanno affermato che il numero di soldati turchi morti era almeno di 9. I corpi dei morti e i feriti sono stati portati all'ospedale statale di Reyhanlı. Tuttavia, il Ministero della Difesa turco ha affermato che sono stati uccisi solo 2 soldati.

"Un battaglione è stato spazzato via"

L'agenzia Mezopotamya, d'altro canto, ha citato soldati turchi in attesa nel giardino dell'ospedale statale di Reyhanlı, dove sono stati portati i morti e i feriti, dicendo che "un battaglione è stato spazzato via".


FONTE: ANF


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