martedì 16 luglio 2019

BREVI DA BASSO - A caccia degli immigrati Usa



Il fine settimana ha visto di scena l’azione del presidente Usa contro un milione di immigrati che hanno ricevuto un ordine giudiziario di espulsione. Le città coinvolte sono: Atlanta, Baltimora, Chicago, Denver, Houston, Los Angeles, Miami, New York e San Francisco. New Orleans per il momento è stata esclusa a causa dell'arrivo della tempesta tropicale Barry. Ma in tutte o quasi, i governi locali, insieme agli attivisti di Ong e associazioni comunitarie, si sono apertamente messi contro i raid pianificati casa per casa. Forse per questo, allo stato attuale, l’operazione non è ancora riuscita a spedire nei lager del Texas nessuno, poiché nessuno ancora è stato intercettato… Intanto le notti e i giorni, da venerdì scorso, sono passati nel delirio più assoluto, con le famiglie che facevano incetta di viveri o si nascondevano dentro i loro appartamenti. La paura corre tra i quartieri, il timore che l’Immigration and Customs Enforcement (ICE), la contestata agenzia federale nata all’uopo per rastrellare i migranti per le strade, faccia man bassa… La notizia più terribile proviene sempre dalla Casa Bianca, poiché una nuova norma, che molti definiscono anticostituzionale, impedisce la richiesta di asilo politico a chi arriva negli Usa passando da un altro paese...


Congressisti statunitensi presi di mira da Trump: "Non saremo messi a tacere"

Quattro deputate democratiche definiscono  i "tweet" di Trump come "distrazione", concentrando invece l'attenzione sui problemi.

Washington, DC -  Le parlamentari democratiche  Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, Ayana Pressley e Rashida Tlaib hanno risposto a una serie di commenti razzisti del presidente degli Stati Uniti di domenica e lunedì in cui ha detto alle donne del Congresso di tornare da dove provenivano.

Esse hanno detto che "non si faranno mettere a tacere" e hanno invece rivolto la loro attenzione al trattamento degli immigrati detenuti alla frontiera, all'assistenza sanitaria e educazione, tra le altre questioni. 

Le rappresentanti degli Stati Uniti d'America hanno detto ai giornalisti che gli attacchi di Trump sono una "distrazione" dalle sue politiche e hanno incoraggiato le persone a non "abboccare". 

"Questa è semplicemente una rottura, una distrazione dalla cultura insensibile, caotica e corrotta di questa amministrazione", ha affermato Pressley. "Vogliamo arrivare agli affari del popolo americano e perché sono stati eletti: ridurre i costi dei farmaci con prescrizione medica, affrontare la crisi della sanità pubblica e l'epidemia che è violenza armata, affrontare il divario di ricchezza razziale e sì, assicurandosi che le famiglie rimangano insieme." 



FONTE:  AlJazeera


Una nuova regolamentazione negli Stati Uniti impedirà ai centroamericani di ottenere asilo


Il governo degli Stati Uniti ha iniziato i negoziati lunedì per non accettare più richieste di asilo provenienti da migranti centroamericani che arrivano alla frontiera.

Washington - Secondo la nuova norma pubblicata nel registro federale, i richiedenti asilo che passano per la prima volta attraverso un altro paese non potranno chiedere asilo nel confine sudamericano.

La regola, che dovrebbe entrare in vigore oggi, si applica anche ai bambini che hanno attraversato il confine da soli.

Ci sono alcune eccezioni: se qualcuno è stato vittima di tratta, se il paese attraversato dall'immigrato non ha firmato uno degli importanti trattati internazionali che regolano la gestione dei rifugiati (sebbene la maggior parte dei paesi occidentali li abbia firmati) o se un richiedente L'asilo ha cercato protezione in un paese, ma è stato negato, quindi la persona potrebbe ancora chiedere asilo negli Stati Uniti.

Ma la decisione del governo del presidente Trump è principalmente finalizzata a porre fine alle protezioni in materia di asilo, come sta già accadendo al confine meridionale.

È quasi certo che la politica verrà impugnata in tribunale. La legge degli Stati Uniti consente ai rifugiati di richiedere asilo all'arrivo nel Paese, indipendentemente da come lo abbiano fatto, ma c'è un'eccezione per coloro che sono arrivati ​​attraverso una nazione considerata "sicura". Ma la legge sull'immigrazione e la nazionalità, che regola la legge sull'asilo, è vaga su quale paese sia considerato "sicuro"; dice solo che "in virtù di un accordo bilaterale o multilaterale".

FONTE: AP/La Jornada




mercoledì 10 luglio 2019

BREVI DA BASSO - I diritti lesi dei migranti latinoamericani


La fotografia di oggi sui confini latinoamericani ci porta in Salvador e Messico. Nel primo caso troviamo il rafforzamento delle forze dell’ordine attraverso l’apparato militare, che, solo dal punto di vista visivo, terrorizzano i migranti, al punto che i vecchi valichi di frontiera sono ormai abbandonati. Se il Messico sta conducendo, in sintonia col governo americano, la militarizzazione dei suoi confini, al tempo stesso, nel paese a stelle e strisce, ha organizzato task force di avvocati, nelle sedi consolari, per supportare i migranti messicani.


Aumento degli agenti di polizia nel confine meridionale, rompono i sogni dei migranti

Paso El Limón, Suchiate, Chis - L'aumento della sorveglianza militare in questo vivace confine fluviale con il Guatemala ha scoraggiato i migranti che lo attraversavano da tempi più tranquilli, per non parlare degli ultimi otto mesi, quando il flusso di persone che arrivavano con la bussola, saliva drammaticamente a nord. Da qui è possibile vedere il ponte internazionale, a circa 500 metri, oggi quasi deserto.

Alcuni ancora provano, ma il filtro è strutturato da dozzine di truppe della Guardia Nazionale (GN), una manciata di agenti dell'Istituto Nazionale di Migrazione (INM), totalmente sotto gli ordini della GN, e diversi membri della Polizia Federale (PF).

Lungo la riva sinistra del fiume si trova Suchiate, saldamente in mano alla Guardia Nazionale: fucili, giubbotti antiproiettile, uniformi verdi e bracciali con l'aquila come effige. Sono della Marina e dell'Esercito, lavorano insieme e non si distinguono. Differiscono solo i loro stivali: i primi sono in pelle, gli altri in nero.

FONTE: La Jornada


Avvocati pronti a proteggere i migranti dalle incursioni degli Stati Uniti

Città del Messico -  Il Ministero degli Affari Esteri ha riferito che finora quest'anno c'è stato un aumento del 140% nel numero di avvocati di consulenza nei consolati negli Stati Uniti e ha indicato che la rete consolare farà visite immediate ai centri di detenzione per immigrati.

L'ufficio guidato dal ministro degli Esteri Marcelo Ebrard ha ribadito che è pronto a proteggere i diritti della comunità messicana che si trova negli Stati Uniti nel caso in cui le operazioni migratorie siano svolte in quel paese.

Le visite ai centri di detenzione per immigrati hanno l'obiettivo di identificare possibili casi di abuso, persone in situazioni di vulnerabilità e casi di separazione familiare.

Il Ministero ha anche spiegato che al momento, le rappresentanze del Messico hanno il sostegno di oltre 400 avvocati e varie organizzazioni nazionali e locali specializzate, che sostengono di valutare i casi in cui le persone hanno diritto a regolarizzare il loro status.

Allo stesso modo, la rete consolare svolge costantemente azioni di protezione preventiva, tra cui spicca la recente tenuta di workshop informativi in ​​cui i diritti delle persone sono diffusi indipendentemente dal loro status migratorio, e viene fornita una consulenza personalizzata per sapere se Potrebbero regolarizzare il loro stato di immigrazione.

Il Ministero degli Affari Esteri ha messo a disposizione della comunità il numero di telefono del Centro di informazione e assistenza per i messicani (CIAM), (520) 623 7874, nel caso in cui i cittadini degli Stati Uniti abbiano domande o richiedano assistenza consolare.


martedì 9 luglio 2019

BREVI DA BASSO - Autoritarismo, stragi di innocenti e la falsa guerra alla droga




Se nella Turchia del sultano Erdogan, si continua con il “repulisti” ancora sulla scia del “falso golpe” del 2015, questa volta, secondo il governo del sultano, la fantomatica, rete di sostegno all’odiato Gulen (definiti gulenisti) è esclusivamente rivolta all’interno delle forze armate. Anche in questa occasione, l’autocrate autoritario, usa la distrazione di massa per inventare un nemico che attenta al paese. Nel frattempo, la strage degli innocenti in Yemen, uno dei massacri di massa tra i più feroci, continua, come anche le sciarade da parte della coalizione araba, sostenuta dall’occidente, attraverso l’annuncio di una diminuzione del peso delle bombe lanciate sulla gente… Infine, il quadro internazionale si chiude con la denuncia, da parte del Dipartimento di Stato statunitense, nei confronti delle autorità messicane, di aver interrotto i rapporti di intelligence per la lotta al narcotraffico. Ma questo è semplicemente l’ultimo round di un gioco al massacro di Trump, iniziato con la guerra ai migranti al confine tra i due paesi.


La Turchia cerca di arrestare centinaia di presunti legami Gulen

Operazioni in corso per arrestare soldati e civili su presunti collegamenti a una rete accusati del tentativo di golpe del 2016.

I procuratori turchi hanno ordinato l'arresto di circa 200 persone al servizio di militari e diversi civili per sospetti legami con una rete accusata da Ankara del tentativo di colpo di stato di tre anni fa.

L'agenzia statale turca Anadolu ha riferito martedì che l'ufficio del procuratore di Istanbul ha emesso 176 mandati per membri delle forze armate, in un'operazione che comprende esercito, aviazione e marina.

Tra gli arrestati c'erano un colonnello, due tenenti colonnelli, cinque maggiori, sette capitani e 100 luogotenenti. La procura di Izmir ha anche dichiarato di aver ordinato l'arresto di 20 militari attualmente in servizio, cinque ex e 10 civili. Anadolu ha sottolineato che sono in corso operazioni simultanee in varie province del paese per arrestare i sospettati. 

Ankara ha accusato Fethullah Gulen, leader religioso musulmano con sede negli USA,   di dirigere il tentato colpo di stato nel luglio 2016 che ha ucciso circa 300 persone. Ha negato qualsiasi coinvolgimento.


FONTE: Al Jazeera


I ribelli Houthi dello Yemen sollecitano il pieno ritiro della coalizione guidata dai sauditi

La richiesta arriva dopo i rapporti secondo cui gli Emirati Arabi ridurranno la loro presenza militare nello Yemen devastato dalla guerra.


I ribelli Houthi dello Yemen hanno chiesto il ritiro totale della coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti  dopo che quest'ultimo ha iniziato a ridurre il suo dispiegamento nel paese devastato dalla guerra.
Lunedì Mohammed Ali al-Houthi, capo del Comitato Rivoluzionario Supremo dei ribelli Houthi  ha twittato: "Chiediamo agli aggressori di ritirarsi dallo Yemen, dal momento che la Repubblica dello Yemen rifiuta l'aggressione, l'assedio e l'embargo aereo (…) Ritirare dallo Yemen è la decisione ideale che deve essere presa in questo momento".

Il conflitto dello Yemen è scoppiato alla fine del 2014, quando gli Houthi, alleati con le forze fedeli all'ex presidente Ali Abdullah Saleh, hanno conquistato gran parte del paese, inclusa la capitale, Sanaa.

La guerra si intensificò nel marzo 2015 quando la coalizione guidata dagli Emirati Arabi Uniti lanciarono una feroce campagna aerea contro i ribelli nel tentativo di ripristinare il governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi. 

Da allora, decine di migliaia di civili e combattenti sono stati uccisi e ben 85.000 bambini possono essere morti di fame.

Un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti ha detto oggi che il paese ridurrebbe la sua presenza di truppe nello Yemen, passando da una strategia "militare a una pacifista".

FONTE: Al Jazeera



Il Messico ha abbandonato la collaborazione anti-droga, denuncia Washington

Il governo messicano ha disattivato la collaborazione con gli Stati Uniti nella lotta contro i cartelli della droga. Questa affermazione è fatta a Proceso da due funzionari del Dipartimento di Giustizia statunitensi, per i quali questa presunta mancanza di dialogo viene sfruttata dal cartello di Jalisco Nueva Generación e da quello di Sinaloa per espandersi.

Due funzionari del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sostiengono che il governo di Andrés Manuel López Obrador non tiene conto della cooperazione binazionale nella lotta contro il traffico di droga. Ad approfittarsi di questa situazione sarebbero i due cartelli messicani, per estendere il loro controllo sul territorio.

Essi dicono, sembra che il presidente non sia interessato alla cooperazione con il suo vicino del nord.

"I nostri agenti assegnati al Messico non hanno interlocutori per lo scambio di informazioni di intelligence sulla lotta contro i cartelli; siamo stati anche informati che il nuovo presidente distingue la Marina messicana dalla strategia per affrontare i cartelli…”

FONTE: Proceso


lunedì 8 luglio 2019

BREVI DA BASSO - Nei "porti sicuri" si continua a morire




In quelli che il governo italiano continua a considerare "porti sicuri", in realtà si continua a morire:  Tunisia e  Libia. In quest'ultimo caso, i migranti vengono usati come scudi umani dal governo Serraj, titolare dei lager dove si trovano per essere torturati o venduti circa 7000 persone tra uomini donne e bambini. E' lui infatti che minaccia un giorno si e l'altro pure di liberare gli "ostaggi", per farli imbarcare verso l'Europa, con i clan alleati che gestiscono "le partenze". Poi, c'è il generale Haftar, che non si pone alcun scrupolo a lanciare bombe sui lager, senza nessuna pietà. Secondo l'Onu sarebbe solo lui a commettere i crimini contro l'umanità, e non il governo Serraj, da esso legittimato.


I sopravvissuti del micidiale attacco aereo in Libia richiedono l'evacuazione


Centinaia di migranti hanno dormito fuori dal centro di detenzione di Tajoura per paura di un altro attacco.

I sopravvissuti dei micidiali attacchi aerei  in un centro di detenzione per migranti in Libia, che ha ucciso almeno 60 persone, hanno protestato e chiesto l'evacuazione urgente.

Dall'attacco di martedì sera, centinaia di migranti e rifugiati provenienti dal Sudan, dall'Etiopia, dall'Eritrea, dalla Somalia e da altri paesi hanno dormito fuori dal centro di detenzione di Tajoura, nella zona est di Tripoli, riluttanti a rientrare per timore di un altro attacco.

Il Governo di Accordo Nazionale (GNA), con sede a Tripoli, ha accusato il comandante militare rinnegato  Khalifa Haftar per gli attacchi, mentre un portavoce del suo sedicente Esercito Nazionale Libico (LNA) ha negato ogni responsabilità.

Sei sopravvissuti, ancora a Tajoura, che comunicano con Al Jazeera, usando telefoni nascosti, e che desiderano rimanere anonimi, hanno detto che alcuni migranti hanno inscenato uno sciopero della fame.

"Non abbiamo mangiato da ieri mattina, stiamo digiunando (...) fino a quando non prendono una decisione", ha detto un uomo.

"Non abbiamo bisogno di cibo, l'unica soluzione è portarci fuori di qui, abbiamo bisogno dell'evacuazione in un luogo sicuro".

I sopravvissuti hanno detto di rimanere spaventati anche se i medici hanno visitato il luogo per fornire assistenza anche psicologica. 

FONTE Al Jazeera


La Tunisia recupera 12 cadaveri dopo che decine di migranti sono annegati in mare


I migranti africani sono tra le circa 80 persone che sono scomparse dopo che la loro imbarcazione verso l'Europa si è capovolta al largo della costa tunisina.


La Guardia costiera della Tunisia ha recuperato i cadaveri di 12 migranti africani annegati nella barca affondata con oltre 80 persone, dopo essere partiti per l' Europa dalla vicina Libia; così ha dichiarato la Mezzaluna Rossa tunisina.

Giovedì una barca che trasporta almeno 86  rifugiati e migranti si è capovolta al largo delle coste della Tunisia.  Mongi Slim, un funzionario della Mezzaluna Rossa: "Dodici corpi sono stati recuperati sabato mattina al largo delle coste del sud della Tunisia, due dei quali erano donne".

Secondo l'agenzia di stampa AFP, si stima che quelli trovati avessero tra i 20 e i 30 anni.

Mercoledì sera, i pescatori tunisini si sono imbattuti nella barca che affondava e sono stati in grado di salvare quattro sopravvissuti, ma non sono riusciti a trovare nessuno degli altri passeggeri. L'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), ha riferito che uno dei quattro sopravvissuti è morto in ospedale.

Sarah Khairat di Al Jazeera, che riferisce giovedì da un campo profughi di Zarzis, ha detto che i quattro sopravvissuti, che sono stati portati al campo, erano tutti uomini: tre del  Mali  e uno della  Costa d'Avorio.

Almeno 65 migranti diretti in Europa dalla Libia sono annegati lo scorso maggio quando la loro imbarcazione si è capovolta fuori dalla Tunisia.



venerdì 5 luglio 2019

BREVI DA BASSO - Quei migranti calpestati in tutto il mondo




Dalla Libia al Messico migranti e rifugiati vengono trattenuti, in stato di detenzione, in condizioni disumane. La crisi umanitaria libica, determinata dalla guerra civile in corso, paese considerato dall’Italia un “porto sicuro”, è stata bypassata dal governo italiano, per questo il parlamento ha rifinanziato l’addestramento alla guardia costiera di Tripoli, principale artefice del business degli sbarchi, insieme ai clan e alle milizie che controllano la città e l’area. In Messico, l’accordo liberticida con gli Stati Uniti, nasconde una terrificante realtà: i migranti tenuti in veri e propri lager, in condizioni miserevoli… Infine, la rivolta della società civile algerina, che si difende da una repressione poliziesca sui simboli, cioè le bandiere di appartenenza. 


L'ONU: le guardie libiche hanno sparato sui migranti in fuga dai bombardamenti aerei. 

La sicurezza ha aperto il fuoco sui migranti che cercano di fuggire dal centro di detenzione di Tajoura colpito da bombe, accuse respinte dalle guardie.

Le Nazioni Unite dicono di avere informazioni sulle guardie libiche che hanno aperto il fuoco su migranti e rifugiati che cercavano di fuggire dagli attacchi aerei che hanno ucciso almeno 60 persone e ne hanno feriti altri 77 in un centro di detenzione vicino alla capitale, Tripoli.

Ma le guardie di sicurezza della struttura bombardata intervistate da Al Jazeera hanno negato le accuse di giovedì. 

Due attacchi hanno colpito un garage occupato e un hangar tenendo circa 120 persone nel  centro di Tajoura, ad est di Tripoli, secondo un rapporto dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ( OCHA): "Dopo il primo impatto, alcuni rifugiati e migranti sono stati attaccati dalle guardie mentre cercavano di fuggire". 

FONTE: Al Jazeera



 Algeria:  la società civile cerca di bloccare la "controrivoluzione"

Per due settimane, la repressione è stata accelerata nel momento in cui il paese si  prepara, Venerdì 5 luglio, alla marcia soprannominata "tsunami".


Dopo il discorso del 19 giugno dell’uomo forte del paese, il generale Ahmed Gaïd Salah, che ha denunciato "il tentativo di infiltrarsi nei mercati cittadini" con "altri emblemi diverso dal nostro emblema nazionale" , la polizia ha arrestato diversi manifestanti. In maggioranza sono i giovani che hanno osato brandire la bandiera berbera, al posto di quella "verde e rossa". 

Conseguenza: la giustizia li ha spesso nascosti per timore di "minare l'unità nazionale" ,  ai sensi dell'articolo 79 del codice penale, anche se questi gagliardetti colorati sono stati massicciamente agitati durante le marce nei quattro angoli dell'Algeria. 

Quanti ce ne sono in tutto il paese? Difficile dirlo, ma ad Algeri sono almeno trentaquattro.
Sono monitorati e difesi dalla Rete per la lotta contro la repressione, per il rilascio di prigionieri di coscienza e per le libertà democratiche, un gruppo di avvocati, attivisti politici, femministe e cittadini. 
FONTE: Le Monde

Quanto è grave il sovraffollamento nelle strutture statunitensi per migranti ? 

Molto. Il rapporto ha rilevato che 88 uomini erano detenuti in una cella con una capacità massima di 41 - o meno di 0,3 metri quadrati di spazio per ogni uomo.


Il sovraffollamento è così grave in alcune strutture di detenzione dei migranti degli Stati Uniti che i detenuti adulti sono detenuti in celle in cui ognuno di essi ha meno di 0,3 metri quadrati di spazio.

Un rapporto pubblicato questa settimana mostrava fotografie di detenuti premuti contro i muri più esterni delle celle, ma per comprendere l'entità del sovraffollamento, il Guardian ha contattato un'agenzia di ricerca Forensic Architecture che ha sede presso l'Università di Londra.

I ricercatori hanno iniziato con una fotografia che è stata inclusa nel rapporto di martedì sulle condizioni del centro di detenzione di Rio Grande in Texas. L'ufficio dell'ispettore generale (OIG) ha rilevato che 88 uomini adulti erano detenuti in una cella con una capacità massima di 41.


giovedì 4 luglio 2019

BREVI DA BASSO - Lava Jato: corrotto dai magistrati e corruttore dei propri dirigenti per incastrare Lula




La sconcertante vicenda sulla false accuse all'ex presidente Lula costruite ad arte dai magistrati capitanati da Sergio Moro, oggi ministro della giustizia, rivelate grazie alle intercettazioni del portale di inchieste Intercept, aggiunge un'altro tassello, quello relativo all'imprenditore testimone fasullo, che cambia versione ogni pié sospinto, e poi si scopre di aver corrotto i propri dirigenti per avere una unica versione dei fatti...

Le tante versioni di Léo Pinheiro, accusatore ad arte di Lula

Léo Pinheiro, l’imprenditore a capo dell’impresa OAS, coinvolto nell’inchiesta Lava Jato, funzionale a costruire prove false contro Lula, per farlo arrestare, invia una lettera al giornale Folha de S.Paulo, per spiegare che il suo intento era quello di denunciare Lula, senza avere subito nessuna pressione da Sergio Moro.

Questa è l’ultima versione delle sue dichiarazioni che poco tempo fa hanno avuto un effetto contrario, poiché l’imprenditore aveva dichiarato di aver denunciato Lula in seguito ad un accordo con i magistrati, per alleggerire la sua situazione.

I messaggi diffusi dal sito Intercept, in collaborazione con Folha de S. Paulo, indicano invece che Léo Pinheiro ha guadagnato credibilità solo dopo aver cambiato più volte la sua versione sul triplex di Guaruja nell’ambito dell’inchiesta di Lava Jato, che la società ha affermato di aver dato a Lula.



Caso Lava Jato: i giudici corrompono Léo Pinheiro e lui corrompe i suoi dirigenti

A differenza dell’ultima dichiarazione del presidente dell’impresa di costruzioni OAS, Léo Pinheiro, l’uomo oltre a farsi corrompere dai magistrati per inventare le false accuse contro Lula, ha a sua volta corrotto i propri dirigenti, con  6 milioni di reais per garantirsi delle testimonianze che non contrastavano il suo accordo con gli inquirenti.

La denuncia proviene dalle dichiarazioni rese da un ex direttore amministrativo dell’azienda incriminata, Adriano Quadros de Andrade, il quale ha affermato di aver rifiutato il ricatto e per questo ha subito un licenziamento in tronco.



Lava Jato: Glenn Greenwald, direttore di Intercept, invitato a testimoniare al Senato


"Il materiale presentato è di grande preoccupazione per quanto riguarda la possibile conduzione e l'interferenza personale di giudici e pubblici ministeri, che vanno contro il principio di imparzialità".  

E’ questa la motivazione della Commissione del Senato federale, redatta dal senatore Randolfe Rodrigues (Rede-AP), che chiede di poter sentire il giornalista Glenn Greenwald, direttore di  The Intercept, a proposito delle conversazioni tra i pubblici ministeri e l'ex giudice federale Sérgio Moro, che sono stati divulgati dalle inchieste del portale giornalistico.

La visita del giornalista è volontaria e non ha ancora confermato la sua presenza. Ma in seguito alle intimidazioni del ministro Moro, circa dei controlli sui conti del giornale che dirige, si presume che il giornalista non manchi ad un nuovo affondo nei confronti del sistema corruttivo della magistratura brasiliana.




mercoledì 3 luglio 2019

BREVI DA BASSO - Brasile, Il ministro scappa al grido "Ladro!" "Ladro!"




Si è svolta ieri l’udienza parlamentare relativa alle intercettazioni rivelate dalla rivista on line Intercept, dove il giudice federale dell’inchiesta Lava Jato Sergio Moro, grande accusatore dell’ex presidente Lula, e oggi ministro della giustizia, inventava di sana pianta, insieme ai pubblici ministeri del caso, false prove senza, che neanche sono state prodotte.

L’udienza è stata interrotta dalle accese proteste dei partiti di opposizione al grido di “Ladro!” “Ladro!” Una situazione incandescente che ha obbligato il ministro a “tagliare la corda a gambe levate”. La miccia era stata innescata il deputato federale Glauber Braga (PSOL-RJ), il quale una volta presa la parola lo ha definito un “giudice ladro”: “Passerai alla storia come un giudice ladro e corrotto che ha vinto un premio per far sì che la democrazia brasiliana venga superata… “


FONTE: Revista Forum