venerdì 28 ottobre 2016

La guerra turca in Siria contro il popolo kurdo

Notizie dal Rojava

Mentre si combatte per liberare definitivamente Mosul dal giogo dell’Isis, la Turchia continua le incursioni del suo esercito in Rojava, per annientare le forze militari kurde, le stesse che si stanno mobilitando per la nuova operazione anti Isis su Raqqa, capitale siriana del califfato

by Marco Marano

Bologna, 28 ottobre 2016 – L’invasione dell’esercito turco in Rojava, cioè la confederazione cantonale del nord della Siria, composta prevalentemente da cittadini kurdi oltre che assiri e armeni, diventa sempre più violenta, proprio quando gli occhi sono tutti puntati sulla liberazione di Mosul.

I soldati dell’esercito turco si sono trasformati in invasori di questo pezzo di terra nord siriana, aprendo il fuoco nel villaggio di confine di Sorka, nella periferia di Efrîn, cantone "west Kurdistan" del Rojava, contro i civili che protestavano per la presenza delle truppe turche, le quali dopo essere entrati in Rojava hanno iniziato a costruire un muro di confine. I soldati turchi hanno attaccato i manifestanti usando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Fortunatamente fino a questo momento si parla solo di feriti, una ventina, ma la situazione sta di ora in ora degenerando.

Intanto si stanno definendo le strategie per sferrare il nuovo attacco su Raqqa, la capitale siriana dell’Isis, che vedono le organizzazioni militari kurde, SDF (Forze Democratiche Siriane) e YPG (Unità di difesa del popolo kurdo), in prima linea sul territorio, le stesse che sono riuscite a sconfiggere lo Stato Islamico su più fronti. Le due organizzazioni sono state chiamate in causa direttamente dal Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter, che ha incontrato martedì a Parigi i ministri di dodici paesi: «I nostri partner sono pronti ad iniziare l'isolamento di Raqqa». L’operazione dovrebbe essere avviata entro un paio di settimane, anche se Mosul non verrà completamente liberata. Dalle stime americane sembra che il contingente del califfato si sia ridotto a 20.000 unità, anche se fonti non ufficiali parlano di numeri più alti. «Oggi abbiamo deciso di seguire lo stesso senso di urgenza come a Mosul e concentrarci su una operazione avvolgente per far crollare l’ISIS a Raqqa».

Questa presa di posizione da parte degli Stati Uniti non tiene conto dell’ingerenza bellica della Turchia in Rojava, il cui esercito cerca  da un lato di colpire il nuovo sistema territoriale cantonale kurdo, dall'altro si prepara a partecipare alla presa di Raqqa, combattendo le organizzazioni kurde chiamate però dagli Stati Uniti per la liberazione della città. E’ l’ennesimo paradosso della guerra in Siria.

Aldar Xelil, membro del comitato esecutivo della organizzazione TEV-DEM del Rojava, ha dichiarato che YPG e SDF sono pronti ad avviare l’operazione per la presa di Raqqa. Ovviamente ha poi sottolineato che i kurdi non parteciperanno se all’operazione si unirà l’esercito turco, cioè lo stesso che gli muove guerra in altre parti della Siria: «Se la Turchia non si unisce allora siamo pronti a partecipare. Siamo pronti a salvare il popolo della Siria, come anche ogni angolo del territorio siriano, che è sotto occupazione dell’ ISIS».


Così, il presidente sultano turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che l’esercito turco attaccherà presto la città di Manbij, una delle roccaforti del califfato, strappatagli dalle mani, in agosto, proprio dai soldati kurdi del YPG e SDF. Città quasi al confine turco, rientrante adesso nella sfera d’influenza del Rojava, fondamentale per le linee di rifornimento di Raqqa proprio con la Turchia, quando l’Isis faceva passare petrolio di contrabbando, armi e foreign fighters. Queste le parole del sultano: «Siamo determinati a cancellare YPG e l’altra fazione SDF da Manbij il più presto possibile!»


Fonti e Credits: ANF News, ARA News


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