venerdì 11 novembre 2016

Con la presidenza americana d’ispirazione fascista si preannuncia la fine della causa palestinese e kurda

La falsa rappresentazione anti-establishment di Donald Trump, miliardario legato alla lobby delle armi e agli apparati di sicurezza interni, determinerà un ritorno indietro di trent’anni delle cause di libertà dei due popoli senza Stato, mentre nelle città americane scoppia la protesta.

by Marco Marano



Bologna, 11 novembre 2016 – Se c’è un elemento sconcertante nell’elezione a presidente americano di un uomo che si ispira al fascismo, è il fatto che esso sia passato, anche da certa sinistra “confusa ma felice”, come un politico anti-establishment. Se l’elezioni fossero state effettuate prima che il direttore FBI denunciasse lo scandalo delle email, poi ritirato sapientemente un giorno prima che si aprissero le urne, la candidata democratica avrebbe vinto a mani basse, visto il margine enorme guadagnato. In realtà la Clinton in termini di voti elettorali le elezioni le ha vinte con quasi 300.000 voti in più di Trump, ma per la particolarità del sistema elettorale, costruito sui grandi elettori, è stata sconfitta, come fu per Al Gore.

Al di là della volgarità nella campagna, questa in realtà è stata pianificata sulle attività spionistiche sia di FBI che di NSA, cioè dei due apparati americani di sicurezza interna, per cui pensare che Trump sia anti-establishment  è una sacrosanta idiozia. E ancora, la lobby delle armi, tra le più potenti in America, che adesso può glorificarsi, non rientra nell’establishment? E che dire della sciocchezza che d'ora in poi l’isolazionismo di Trump metterà fine alle guerre? L’industria bellica americana è quella che fattura di più, come farebbe viceversa a far girare i soldi? Dalla seconda guerra mondiale in poi gli Stati Uniti, attraverso i conflitti bellici, hanno potuto imporre la loro supremazia ed il loro imperialismo politico ed economico sul mondo… Per cui la politica estera americana, che sia democratica o repubblicana, non può cambiare per definizione, anche perché il sistema di alleanza, soprattutto in Medio Oriente, con paesi aggressivi come l’Arabia Saudita, di cui la Clinton era sicuramente in estrema empatia, garantiscono il controllo sul petrolio e quindi sull’intera regione.

E che dire dei “diritti” a cui il presidente fascista non è certo sensibile. La riforma sanitaria americana, l’Obamacare, con la possibilità di salvaguardare anche i migranti non in regola, verrà naturalmente smantellata, per tornare a quella dimensione iperliberista della protezione sociale per reddito, recuperando i soldi per abbassare le tasse al ceto medio e alle imprese... Quindi chi ha un reddito tale da comprarsi un’assicurazione, avrà la possibilità di curarsi…  Trump anti-establishment?

Ma quello che inquieta e fa rabbia riguarda le due grandi cause di libertà di due popoli, che in qualche modo con i governi democratici, seppur nelle ambiguità delle logiche imperialiste, venivano salvaguardate: i palestinesi e i kurdi. Per ciò che concerne i primi, quello che si preannuncia sarà un ritorno indietro di almeno trent’anni, dato che nei programmi di Trump c’è il passaggio dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, come a significare che quella è unicamente una città israeliana. A ciò si aggiunga l’affossamento dell’obiettivo di "due territori due stati", dato che i coloni ebrei in Cisgiordania sono ben visti dal nuovo presidente americano. Ciò significa che è l’inizio della fine per la striscia di Gaza…


Infine la causa kurda, tra il sud della Turchia ed il Rojava, nel nord della Siria, cioè la nuova confederazione democratica che ha messo insieme kurdi, assiri e armeni con una formula cantonale, dove il potere esecutivo sta dentro i comitati territoriali di quartiere. Una causa combattuta dagli eserciti di donne e uomini kurdi proprio dentro il conflitto siriano. Una guerra dove è entrato il sultano dittatore turco Erdogan per annientare il popolo kurdo sia in Turchia che in Rojava. Beh, se la Clinton aveva specificatamente dichiarato il sostegno al popolo kurdo, il nuovo presidente americano, non si è ancora espresso sul Medio Oriente, ma lo ha fatto su Erdogan, esprimendogli la sua simpatia e vicinanza… Alla faccia dell’anti-establishment…



L'unica nota positiva in tutta questa triste vicenda è il risveglio delle proteste giovanili in tante città statunitensi, persino con scontri e arresti a New York, addirittura sono state bruciate le bandiere americane, cosa che non accadeva dai tempi della guerra nel Vietnam, al grido "non sei il mio presidente". Se all'elezione di un presidente americano fascista corrispondesse la nascita di un movimento e di una coscienza collettiva che  potesse contagiare anche l'Europa, potremmo dire che non tutto è perduto...




Credits Reuters


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