venerdì 4 novembre 2016

Continua la repressione turca contro i kurdi: arrestati tredici parlamentari


Notizie dal Rojava

Il presidente turco  Erdogan continua la sua opera di repressione nei confronti delle organizzaioni kurde sia in patria che sul campo di battaglia siriano


by Marco Marano

Bologna, 4 novembre 2014 – La dura repressione che il governo di Ankara sta conducendo nei confronti del popolo kurdo, tra il sud della Turchia e il nord della Siria, ormai è inarrestabile. In una settimana sono stati incarcerati i due sindaci di  Diyarbakir, considerata la capitale tra le città a maggior insediamento kurdo nel sud della Turchia. E’ questa la città tenuta sotto assedio, nei mesi passati, che ha provocato la morte di tanti civili rimasti dentro le loro abitazioni trasformate in macerie dai cannoneggianti turchi.

Durante la settimana sono stati arrestati 13 deputati kurdi, presenti nel parlamento turco, appartenenti al partito HDP, Partito Democratico dei Popoli, e proprio oggi la stessa sorte è toccata al leader, Selahattin Demirtaş. Le accuse nei loro confronti sono tra le più svariate: si sono rifiutati di subire un interrogatorio sul PKK, il partito dei lavoratori kurdi, considerato terrorista dal governo turco; poi le manifestazioni di protesta nell’ottobre del 2014, poiché nell’estate di quell’anno Kobane, capitale morale del Rojava, era sotto assedio dall’Isis ed il regime di Erdogan bloccò le frontiere per impedire che i cittadini kurdi della Turchia andassero in soccorso dei loro fratelli. Per quelle proteste, adesso Erdogan ha chiesto il conto, dopo cioè aver eliminato l’immunità parlamentare, anche perché quello di Demirtaş è il terzo partito  del parlamento turco, con 59 deputati…

Due dei parlamentari, Tuğba Hezer e Faysal Sarıyıldız, essendo all’estero, non sono stati raggiunti dalle forze di polizia turche. I mandati sono stati emessi dagli uffici dei pubblici ministeri di cinque città kurde del sud appunto: Diyarbakir, Sirnak, Hakkari, Bingöl e Van. Questi sono i capi d’accusa formalizzati dalla magistratura: “responsabili di formare una organizzazione finalizzata a commettere crimini, fomentando la propaganda terroristica, l’aperta istigazione e la denigrazione contro lo Stato, il governo, la magistratura, i militari, e le forze di sicurezza della Repubblica di Turchia. Attività queste volte ad interrompere l’unità dello Stato e l’integrità del paese, lodando crimini e criminali.”

In realtà Demirtaş e gli altri parlamentari stanno da anni conducendo aspre battaglie denunciando la corruzione del regime di Erdogan e la spietata repressione, che ha un principio di continuità sulla striscia di confine con la Siria, soprattutto quando l’Isis era partner dichiarato della Turchia, che attraverso quel confine faceva transitare petrolio di contrabbando, armi, e foreign fighters denuncie fatte dai giornalisti Can Dündar e Erdem Gül del giornale "Cumhuriyet" condannati ed arrestati. Prima di essere preso Demirtaş, attraverso un comunicato, dichiarava:  "Non abbiamo paura di essere perseguiti, anche se la giustizia è l'ultima cosa incontrata nei tribunali della Turchia. Se ci fosse giustizia, saremmo disposti ad essere perseguiti insieme ad Erdogan, se avessero intenzione di interrogarlo su risme di soldi dentro le scatole di scarpe, sui camion di armi inviati in Siria, sugli assassinii per le strade: dovremmo essere perseguiti insieme".

Nel frattempo sul versante siriano, la Turchia, insieme ai gruppi ribelli ad essa vicina, continua ad attaccare l’SDF, cioè l’organizzazione militare kurda, che ha il sostegno degli Stati Uniti per combattere l’Isis. Nei giorni scorsi, infatti, mentre i jihadisti dello Stato islamico bombardavano le loro posizioni a nord di Aleppo con le batterie di mortaio, contemporaneamente venivano attaccati dall’artiglieria pesante dei gruppi ribelli legati alla Turchia. Il Colonnello Talal Silo, portavoce ufficiale delle Forze Democratiche Siriane (SDF), così commentava: "Le Forze Democratiche siriane sono state istituite per combattere il terrorismo e quindi l’ISIS. Ecco perché abbiamo guadagnato un sostegno internazionale, soprattutto da parte americana… Le nostre forze di terra combattono per il mondo libero, e nessuno può impedire la nostra avanzata contro l’Isis… Le vittorie precedenti da parte delle Forze Democratiche Siriane hanno dimostrato le nostre capacità di sconfiggere questo gruppo terroristico".

Per sintetizzare: l’SDF, organizzazione militare kurda, combatte l’Isis sul campo, sostenuta dagli Stati Uniti ma osteggiata dalla Turchia, paese Nato, alleato degli Stati Uniti, che considera l’SDF un gruppo terrorista…


Fonti e Credits: ANF News, ARA News






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