martedì 16 luglio 2013

Dal ministro “orango” alle estradizioni poliziesche: storie di un paese che se ne fotte!



 

Il caso Shalabayeva e quel rapporto speciale tra Italia e Kazakistan


 
Negli ultimi giorni due fatti che riguardano l’Italia si sono imposti alla cronaca internazionale: il caso di Alma Shalabayeva, moglie di un dissidente kazako, estradata, insieme alla figlia Alua, su richiesta di un paese retto da un regime dittatoriale, e l’espressione razzista del vice presidente del Senato che associava il ministro Kyenge ad un orango.  
 

Ma che relazione c’è tra i due fatti? Ognuno dei due è un affresco di ciò che rappresenta la classe politica italiana, prima ancora che la destra italiana. Che l’Italia si sia scoperto un paese xnofobo, razzista e senza garanzie sui diritti civili e umani questo è un dato sociale oramai conclamato…
 

Dalla ricostruzione fatta da Alma Shalabayeva al Financial Times, esce fuori l’immagine di una polizia da regime totalitario che agisce nel disprezzo di parole come diritti civili o trattati internazionali, per non parlare di parole come dignità, umanità o pietas: né più e né meno di un paese del terzo mondo. La polizia italiana del resto ci ha abituati all’uso di prassi indecenti: dai fatti di Genova al caso Aldovrandi, per passare dai respingimenti dei migranti minori non accompagnati agli arbitri quotidiani presso gli uffici immigrazione in molte parti del paese.
 

I metodi brutali della polizia italiana:


 

Mukhtar Ablyazov, marito di Alma e padre di Alua è uno dei capi dell’opposizione in Kazakistan, il cui leader è il presidente Nursultan Nazarbayev, il quale proviene dal sistema gerarchico della nomenclatura comunista, ed ha  costruito in ventitre anni di potere pressoché assoluto, una sorta di “sultanato” centro asiatico … Si pensi che le ultime elezioni del 2011 le ha vinte con il 96 per cento dei consensi, cosa tecnicamente impossibile in un paese democratico. Corruzione, tortura, nepotismo, negazione delle libertà civili, uso privato delle risorse nazionali, sono appunto i segni distintivi della sua autocrazia.

 

Storia di un sultanato centro-asiatico:

 

 
Ablyazov era un ricco imprenditore e finanziere già ministro dell’Energia nel 98, iniziò ad opporsi al “sultano” nel 2000 fondando il movimento Scelta Democratica del Kazakistan. Venne accusato di abuso di potere e condannato a sei anni, condanna stigmatizzata da Amnesty International. Alla fine venne espulso dal paese ritrovandosi in Gran Bretagna, il quale gli concesse l’asilo politico. Attualmente non si sa dove sia nascosto, dato il mandato di cattura internazionale sottoscritto dal Kazakistan, per una presunta sottrazione di 4,6 milioni di euro dalla banca Bta di cui è stato presidente e di cui sembra esserci un ricorso alla Corte internazionale per i diritti dell’uomo.
 

Ma a tal punto due vicende vanno ad incrociarsi in questa sorta di spy story all’italiana. Da un lato c’è l’Eni ed il sistema di imprese italiane presenti in Kazakistan. Si perché l’Italia è tra i dieci paesi che hanno investito di più verso la nazione centro-asiatica nel periodo 1993-2012, per un fatturato di circa sei miliardi di euro nel solo 2011. Dall’altro lato c’è una fantomatica visita in Sardegna, svoltasi tra il 2 e il 6 luglio, prima smentita poi testimoniata, tra il presidente kazako e Berlusconi, con cui vanta una stretta amicizia…

 

Gli affari italiani in Kazakistan:


 

Negli ultimi anni l'Italia ha subito diversi richiami da parte dell’Unione Europea e di alcuni paesi europei, tra i più evoluti, sulla situazione legata alla cattiva accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati o sulle condizioni delle carceri o in merito allo sfruttamento del lavoro tramite caporalati: anche questi sono dati di fatto socialmente conclamati. Se poi si vanno ad aggiungere l’uso della tortura perpetrato dalle forze dell’ordine o i vari arbitri ai danni della cittadinanza nel suo insieme, questo chiude il cerchio su ciò che è diventato questo paese. Certo, se ogni popolo, come si dice, merita il governo che ha, ogni ragionamento sulla terza economia dell'eurozona diventa deprimente.
 

Negli ultimi vent’anni la destra italiana ha governato attraverso leggi liberticide, ignorando o manipolando il diritto internazionale, ha creato un clima d’opinione costruito sulla tensione e sulla paura del diverso, ha legiferato facendo leva sulle percezioni e sulle inquietudini della gente, sulla precarietà, sull’odio, sulla disinformazione. Silvio Berlusconi ha teso stretti rapporti d’amicizia, al di là dei protocolli istituzionali, con autocrati di tutto il mondo, sia ex comunisti che islamici. Ha costruito il suo potere sulla cultura dei privilegi e dell'illegalità, ribaltando i significati stessi della civiltà alfabeta...
 

Ed è questo il paese che ne è uscito fuori. Un paese dove il vice presidente del Senato da dell’orango ad un ministro di origine africana, un paese dove una donna ed una bambina che rischiano l’incolumità nella propria terra, vengono rimpatriati notte tempo, forse per mantenere sereni i rapporti economici tra i due paesi o  tra i due amici, prescindendo dal fatto che l'incontro in Sardegna ci sia stato o meno. Il dramma è che questo paese non ha una opposizione politica culturalmente evoluta, che riesca ad arginare l’abisso in cui l'Italia è sprofondata, questo perchè, restando legata alla gestione delle rendite di posizione, diventa sinergica alla "destra elegante".

E poi che importa agli italiani, queste storie presto saranno dimenticate: Calderoli e i suoi compari continueranno a blaterare la loro inciviltà, Alma Shalabayeva verrà arrestata e la piccola Alua sarà messa in un orfanotrofio. 
“Tanto, con i problemi che abbiamo in Italia chissenefotte! E poi ci sono gli immigrati clandestini da combattere, perchè bisogna dirlo che quella sulla somiglianza del ministro Kyenge ad un orango era solo una battuta che voleva porre l’attenzione sul male di tutti i mali: gli immigrati..."
 

Nessun commento:

Posta un commento