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Con un governo corrotto e un giornalismo malato che tipo di paese esce fuori?




By Marco Marano

Se volessimo fare un piccolo gioco teatrale, potremmo descrivere l'attuale fase storica come una messa in scena tra le maschere del potere contro le maschere dei popoli, dove le prime si stringono dentro un fortino ben protetto, e le seconde s’impossessano delle città per scalfire questo fortino. Il colpo di scena avviene quando ci si accorge che ognuna delle due dimensioni, cioè il potere e i popoli, fanno un racconto diverso rispetto a quello che succede nel mondo. Il racconto del potere appartiene ai mezzi di comunicazione di massa, che, al di là del fatto che possano essere indipendenti dal potere medesimo, si propongono come stanza degli echi. Il racconto dei popoli, invece, proviene dal web, attraverso i social network, i blog,  You Tube, e le parole, come le immagini, sono quelle dei cittadini, anzi sono espressione di cittadinanza. Ma queste due dimensioni vanno a scontrarsi producendo attriti e sommovimenti, poiché la dimensione del potere è una dimensione statica mentre quella dei popoli è dinamica.

Il linguaggio diventa dunque l’elemento principale dell’interazione tra le maschere. Ma c’è un problema. Il potere per continuare a conservare le proprie prerogative ribalta i significati della civiltà alfabeta: cambiando i significati il popolo, pensa il potere, è portato ad accettare qualsiasi cosa. Ecco che però entra in scena un’altra maschera, Entropia, cioè il caos generato nei cittadini dal ribaltamento dei significati. Entropia è una maschera subdola, perché cerca di rassicurarti ma all’improvviso ti prende per mano e ti porta dentro il labirinto dei segni, e da lì diventa difficile uscire. Tra l’altro, il ribaltamento dei significati, porta a ridefinire il paradigma fondamentale, sia per il potere che per i popoli: ciò che è lecito da ciò che non lo è. Ma da cosa è stabilita la liceità di un’azione? Dalla linea rossa! Già, la linea rossa determina il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. E sono ovviamente le maschere del potere a decidere di spostare la linea rossa a loro piacimento. Per esempio, se un dittatore massacra il proprio popolo con le armi convenzionali questo è lecito, ma se lo fa con le armi chimiche significa che egli ha varcato la linea rossa, per cui non è più lecito e occorre intervenire… Oppure, se un dittatore calpesta il proprio popolo, ma è in grado di garantire l’occidente di buoni affari e di rappresentare un argine al jihadismo, la linea rossa sta sempre davanti, non viene varcata…

Gli “strumenti della conoscenza di massa”, oggi sono ingabbiati all’interno di logiche che non hanno al centro i cittadini con le loro prerogative, per questo la conoscenza e la comprensione dei fatti e delle dinamiche sociali del nostro tempo diventano problematiche.

Consideriamo, da un lato, la legge sui meccanismi innescati dal surplus informativo, secondo cui la massiccia invasione di informazioni, generata dalla moltiplicazione dei mezzi di diffusione, ha un effetto contrario nel cittadino, quello cioè di disinformarlo. Dall’altro lato, ma questo è un caso tipicamente italiano, la stretta interconnessione tra sistema mediatico e potere politico, produce mistificazione e ribaltamento della verità.

Possiamo dire, dunque, che lo scenario che abbiamo davanti è tanto sconfortante quanto pericoloso. Ed infatti in Italia gli effetti sono ben visibili, poiché i mezzi d’informazione non assolvendo alla loro funzione, deprivano il popolo degli strumenti di decodifica della realtà, che vengono, insomma, sostituiti dalle percezioni sociali e non dalla verità.

Se l’Italia ha scoperto di essere un paese razzista, speriamo non a maggioranza, la responsabilità principale è proprio dei mezzi d’informazione. Infatti, i processi di produzione delle informazioni sono così malati che non affrontano le questioni del nostro tempo, non contestualizzano, non entrano dentro i fatti per individuarne la radice: come nascono, perché si evolvono, di chi sono le responsabilità; è il labirinto dei segni, da cui non si può uscire. Ma non uscire dal labirinto dei segni come si traduce nel quotidiano? Scambiando, appunto, la conoscenza con la percezione, per cui la lettura ed il confronto con la realtà che fa il cittadino sono patologiche, poiché la realtà vera è un’altra. In qualche modo, il livello di entropia prodotto dai governi, viene proiettato sui cittadini attraverso i mezzi d’informazione, volenti o nolenti.


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